Il 3 ottobre 2013 è una data che rimarrà scolpita nelle coscienze di ciascuno di noi, e più di tutti in quella dell’Europa.

Non dimenticheremo mai la notizia di quel barcone affondato al largo di Lampedusa, delle centinaia di vittime, tra cui tanti bambini, dei racconti dei marinai accorsi in aiuto.

Quel giorno terribile morirono in 368.
Di questi, 108 rimasero intrappolati nello scafo colato a picco per oltre 40 metri.
Una storia di orrore accaduta nel nostro mare.

Quel giorno l’Europa ha rischiato di perdere la propria anima, di naufragare insieme a quella barca.
Per questo oggi, in questa data che è diventata la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, dobbiamo chiedere con ancora più forza che l’Europa della solidarietà tra gli Stati prevalga su quella degli egoismi e dei muri.

L’occasione di agire finalmente come una vera Unione è a portata di mano.
Lampedusa deve diventare il più meridionale dei confini europei.
Non può essere dimenticata.

Lo dobbiamo alla nostra storia di europei, e lo dobbiamo alle migliaia di persone che hanno perso la vita attraversando il Mediterraneo, con la sola “colpa” di inseguire una vita migliore.